Content Marketing

Cosa significa SEO?

SEO

Dovrebbe interessarci?

SEO, che cos’è? Dovrebbe interessarci? Se dovessero cercare qualcosa, ti piacerebbe essere la soluzione per tutti i clienti, ti piacerebbe essere ovunque? Vorresti avere un buon posizionamento sui motori di ricerca? Se la risposta a queste  domande è si, allora deve interessarti se vuoi che sappiano chi sei!

Focalizziamo un attimo una cosa, oggi a chi non interesserebbe la popolarità online, o chi per esempio, navigando in internet per capire come essere visibili sul web, non cerca “posizionamento google”? C’è da dire che viviamo in un’era, nella quale per avere visibilità sul web, bisogna essere posizionati nel modo giusto sui motori di ricerca. Addirittura quest’ultima molte volte avviene in maniera indiretta.

Oggi, per fare un esempio di un buon posizionamento google, pensiamo per un attimo al fenomeno del Covid-19 cosa ha generato, ad esempio pensiamo a persone come Angela Da Mondello, nota per la sua frase famosa “Non c’è n’è di Coviddi”, oppure Matteo Renzi il quale, è diventato noto per il suo inglese “shis” e il suo recente “shock bicous” sono riuscite ad avere un buon posizionamento google, arrivando addirittura in prima pagina anche su youtube. Viene spontaneo chiedersi “come è possibile?” Beh è solo grazie ad una bella parolina la quale, viene più facile pronunciarla che possederla. La parolina chiave è “SEO”.

Ma, perché interessarci di popolarità online o più visibilità? Secondo l dati del report Digital 2019 stilato da We Are Social e Hootsuite riportati dalle pagine di Sky TG24 , solo riguardo alla nostra nazione indicano una prima risposta: gli italiani che nel 2018 hanno usato internet sono 54,8 milioni. Il 92% degli abitanti si connette alla rete e il 76% della popolazione ha uno smartphone per effettuare ricerche su Google.

Queste statistiche lanciano un messaggio chiaro. Hai un sito web? Hai un profilo da influencer? Bene. Ma non basta esserci: devi distinguerti, avere un buon posizionamento google, scalare la SERP e diventare un punto di riferimento che viene trovato nei risultati di ricerca quando le persone hanno dei bisogni a cui dare risposte. Scopriamo grazie a cosa è possibile tutto questo…

Cosa intendiamo con popolarità online o visibilità?

Quando parliamo di popolarità online o visibilità usiamo un acronimo: “SEO”. Cos’è? SEO sta per Search Engine Optimization. Quando parliamo di SEO intendiamo, quell’insieme di strategie online volte ad avere un obiettivo, quello di far arrivare la tua realtà (che potrebbe essere un sito, un blog ecc..) in cima alle pagine di Google nel corso del tempo. In parole povere potremo dire che la SEO è Semplicità, Efficacia e Ottimizzazione. Se dovessimo spiegarlo ad un bambino, potremo dire che la SEO è la strada giusta da prendere per arrivare al primo posto nei posizionamenti su Google.

Perché bisogna affidarsi ad esperti SEO?

“Tutto ciò di cui hai bisogno in questa vita è ignoranza e fiducia, poi il successo è assicurato.” – Mark Twain

Arrivati a questo punto, possiamo dire che farsi conoscere su internet nell’era tecnologica del 2021 è molto più semplice del previsto, oggi basta dire una frase che riveli la tua provenienza elementare, oppure basta che sbagli la grammatica, il giorno dopo ti ritrovi a passeggiare per le strade, che arrivano a chiederti un autografo, tutto questo grazie ad un acronimo, la SEO. Ti piacerebbe essere un’azienda visibile? Ti piacerebbe essere visibile non semplicemente perché ci sei, ma perché ti distingui dalla massa? Forse ora è il momento che ti affidi ad esperti SEO, i quali potranno fare della tua idea un successo assicurato.

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Le aziende e Instagram come sfruttarlo?

Le aziende e Instagram: come sfruttarlo?

Nonostante si tratti di una piattaforma alla portata di ogni singolo individuo, al giorno d’oggi non è raro vedere come Instagram stia conquistando i dispositivi delle grandi e piccole aziende: complici sono un vasto bacino di utenza, la possibilità di promuovere i propri post attraverso delle campagne di pubblicizzazione apposite e, ovviamente, la grande viralità dei contenuti condivisi da milioni e milioni di utenti, un numero in continuo aumento.

 

Il 2018 inizia col botto per il prestigioso social network, sempre più sulla cresta dell’onda.
Attraverso numerose novità come le Storie, Instagram sta conquistando sempre più notorietà e soprattutto si tiene al passo, se non addirittura superandoli, con i suoi altri competitor e colossi della rete, come il pluripremiato e conosciutissimo Facebook.

 

Per le aziende, che hanno il principale scopo di allargare il proprio target di influenza e mirare alla fidelizzazione del cliente, quali sono le regole da seguire per permettere al noto social di riconoscere i propri contenuti come contenuti di qualità?

Noi di Web-Progress abbiamo stilato per voi una lista di passaggi e piccoli accorgimenti di cui tener conto, per far sì che Instagram non penalizzi il vostro profilo.

  1. Interazioni

    Chiaramente, i post con più likes, commenti e così via sono i post che si posizionano più in alto nel feed di Instagram. Se un post ha un alto numero di visualizzazioni e interazioni, l’algoritmo di Instagram farà in modo di farlo vedere a più utenti del normale. Non è importante però solo la quantità di interazioni, ma anche la velocità con la quale esse vengono ottenute. Il consiglio è quindi quello di postare negli orari di maggior visibilità (dopo pranzo/cena) oppure, eventualmente, pubblicizzare i propri post con campagne adeguate.

  2. I video

    Vi siete mai chiesti come mai i video vanno così forte su Instagram?
    La risposta è che l’algoritmo di Instagram ha iniziato, da qualche mesetto, a promuovere i post in base al tempo che gli utenti passano a guardarlo. Un video, oppure un post a carosello (per intenderci, i post con gallerie a scorrimento) sono i post più gettonati e permettono al proprio profilo di guadagnare terreno e posizionarsi in cima al feed di Instagram.

  3. Ricerche

    Un fattore che l’algoritmo di Instagram tiene altamente in considerazione sono le ricerche.
    Gli account più “premiati” dalla piattaforma sono gli account “bersaglio” di numerosi click sulla barra di ricerca apposita. Se lasci regolarmente dei like ai post di un tuo amico o della tua superstar preferita, vedrai apparire i suoi post in cima al tuo feed personale. Allo stesso modo, se i tuoi post vengono apprezzati, commentati e così via, avranno molte probabilità di essere mostrati ai tuoi amici…o possibili clienti.

  4. Le Storie e gli Hashtag

    Parliamoci chiaro: Instagram è una delle piattaforme che, sostanzialmente, apprezzano gli utenti che sanno fare uso abbondante delle proprie funzioni. Le funzioni sulle quali Instagram si concentra principalmente sono i famosissimi Hashtag e le nuove, ma sorprendenti Storie.

 

Come usare gli Hashtag?

 

Regola fondamentale: non abusarne. Instagram ha imparato a riconoscere i post che abusano di un grande numero di tag, spesso non inerenti allo stesso post o addirittura fuori luogo, penalizzandoli di conseguenza. Usare pochi hashtag, che non siano quelli più noti e famosi, aumenta di molto le possibilità della nostra foto o contenuto.

 

E le Storie? Cosa sono e come sfruttarle?

 

Le Storie sono una novità di Instagram, adottata in precedenza da altri competitors come ad esempio Snapchat. Si tratta di contenuti “volatili”, che scompaiono dopo 24 ore, introdotti da Instagram per limitare l’eccesso di post da parte degli utenti…E sembra abbiano riscosso molto successo! Per questo motivo, Instagram ha deciso di premiare gli utenti che fanno largo uso di Storie e sperimentano con nuovi tipi di post. Creare regolarmente dei post e delle storie sembra aumentare la visibilità del proprio account.

 

Perché curare i tuoi post?

Agli inizi, Instagram era un social dall’algoritmo molto scarno: le aziende non avevano bisogno di strategie per poter ottenere like e commenti e, per questo motivo, bastava postare in maniera regolare e coerente.
Con l’espandersi della sua piattaforma, l’algoritmo di Instagram ha istituito dei “requisiti” per i nostri account, con delle ricompense molto maggiori.

Gli specialisti del social media marketing, attraverso alcuni studi, hanno stabilito che tre quarti degli utenti di Instagram che acquistano un prodotto lo fanno perché appunto influenzati dai contenuti multimediali della piattaforma stessa. Il successo, oggigiorno, è dovuto non solo al costituire una grande comunità di utenti con un vasto bacino d’utenza, ma anche all’acquisizione stessa della clientela e alla sua fidelizzazione.

 

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Content Marketing

Content Marketing, le strategie per una campagna di successo

È un elemento chiave per le vendite, eppure solo il 38% delle aziende dichiara di avere un piano su come utilizzare questo strumento, tornato alla ribalta con i social e i nuovi canali digitali

Strumenti

Correva l’anno di grazia 1732, e Benjamin Franklin, giornalista, autore, tipografo, diplomatico, attivista, inventore, scienziato, politico e uno dei padri fondatori degli Stati Uniti pubblicò per la prima volta il suo Almanacco del povero Riccardo: un calendario nel quale inseriva aforismi, citazioni, previsioni meteorologiche, poesie, proverbi, saggi ed esercizi di matematica. Uno strumento che ebbe un immediato successo di pubblico, tanto che il poliedrico inventore del parafulmine lo pubblicò per ben 26 anni. Sicuramente per amore di conoscenza e per diffondere il sapere, ma anche, e soprattutto, per promuovere la sua attività di editore-tipografo in quella che è diventata la prima esperienza documentata di content marketing”. Due parole che racchiudono quella che da sempre, nella storia dell’uomo, è stata la vera anima del commercio: ti racconto una storia, conquisto la tua attenzione, il tuo interesse e la tua fiducia, e alla fine ti vendo qualcosa.

Esattamente come nei tempi antichi facevano i mercanti che tornavano dai loro viaggi nel Cathay raccontando storie meravigliose su luoghi e genti esotiche, piazzando contemporaneamente le loro merci. Esattamente come succedeva nel Medioevo, quando storie e notizie viaggiavano di fiera in fiera e passavano di bocca in bocca mentre di mano in mano passavano le mercanzie. E, poi, esattamente come le soap opera si chiamano così perché sono nate per vendere saponette raccontando storie strappalacrime. E, ancora, proprio come oggi la Pirelli piazza sul suo calendario le foto di Nicole Kidman, Julianne Moore, Uma Thurman e Kate Winslet non per vendere un almanacco ma per promuovere il proprio brand.

Perché se anche la sostanza, nel corso dei millenni di storia dell’uomo, è cambiata poco, dai tempi di Franklin il content marketing ha fatto passi da gigante in quanto a metodo, obiettivo, strumenti di comunicazione e strategie. Trasformandosi, secondo la definizione del Content Marketing Institute, in “un insieme di tecniche e strategie di marketing volte a creare e distribuire contenuti rilevanti e di valore per attrarre, acquisire e coinvolgere una target audience ben definita e circoscritta, con l’obiettivo di guidare l’utilizzatore a compiere azioni volte al raggiungimento di un obiettivo o all’aumento del profitto”. Strategie che però, a quanto pare, non impeccabile: sebbene, secondo Content+, il 67% degli utenti Twitter siano più propensi ad acquistare da brand che seguono e i blog abbiano il 63% di possibilità in più di influenzare le decisioni d’acquisto rispetto alle riviste, tra i 2,73 milioni di blog post pubblicati ogni giorno al mondo nel 2015, secondo un’indagine di relevance.com solo il 38% delle aziende dichiara di avere una strategia di content marketing.

 

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